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Valeria Gennari

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16/09/2026 22:00 - Valeria Gennari

Non partire dal corso: Parti dall'Impresa!

Se sei un imprenditore e stai pensando alla formazione dei tuoi collaboratori, potresti iniziare da qui: “Qual è il cambiamento di cui oggi la mia impresa ha maggiormente bisogno?” Non è necessario avere già la risposta, anzi, a volte il primo valore di una consulenza sta proprio nel costruirla insieme perché dalla risposta potrebbe nascere non un corso, ma il corso giusto.

 

Il corso giusto non nasce da un catalogo: nasce dall’impresa

Perché nella formazione finanziata la domanda più importante non deve essere “cosa possiamo finanziare?”, ma “cosa deve cambiare davvero in azienda?”

Quando incontro per la prima volta un’impresa interessata alla formazione finanziata, c’è una domanda che cerco di non fare subito, e cioè “Quale corso vorreste realizzare?”

Può sembrare strano, soprattutto detto da chi si occupa di progettazione formativa.

Eppure, dopo tanti anni trascorsi accanto alle imprese, ho imparato che partire direttamente dal corso rischia di portare tutti – progettista, impresa e destinatari finali della formazione - nella direzione sbagliata.

Prima del titolo del percorso, prima delle ore, prima del docente e persino prima dello strumento di finanziamento, c’è qualcosa di molto più importante da capire e cioè cosa dovrebbe essere diverso in quell’impresa dopo la formazione?

È da questa domanda che, per me, comincia una progettazione realmente Tailor Made.

 

Un finanziamento è un’opportunità, non è il progetto.

 

Quando viene pubblicato un Avviso interessante, la prima reazione può essere comprensibilmente quella di chiedersi: “Possiamo partecipare?”. Sicuramente è una domanda legittima, ma non dovrebbe essere l’unica.

Un’opportunità di finanziamento acquista valore soltanto quando riesce a incontrare una necessità concreta dell’organizzazione, altrimenti rischiamo di invertire il processo: abbiamo trovato una possibilità di finanziare della formazione e cerchiamo, a posteriori, qualcosa da far rientrare al suo interno.

Il mio modo di lavorare parte invece dalla direzione opposta: prima l’impresa, poi il bisogno, poi il progetto e solo successivamente lo strumento che può sostenerlo.

È una differenza sostanziale, perché un progetto formalmente impeccabile può comunque produrre pochissimo valore se nasce da una domanda sbagliata che allontana inevitabilmente da quello che l’impresa chiede e quello di cui l’impresa ha bisogno; ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti del mio lavoro.

Il bisogno che emerge durante il primo colloquio non sempre coincide con quello che emerge dopo aver approfondito attività, ruoli, criticità e obiettivi perché un titolare può dirmi: “Vorrei migliorare la comunicazione del mio personale” ma approfondendo, potremmo scoprire che il problema non riguarda soltanto il modo in cui le persone comunicano, potrebbe esserci una scarsa chiarezza dei ruoli oppure procedure operative non condivise, o ancora un passaggio di informazioni tra reparti che funziona male.

Allo stesso modo, un'impresa potrebbe chiedere un corso sulla vendita quando la vera difficoltà è costruire un'esperienza cliente coerente; potrebbe chiedere formazione sulla leadership quando, a monte, non sono state definite con chiarezza responsabilità e autonomia; potrebbe voler introdurre una nuova tecnologia senza aver prima accompagnato le persone nel cambiamento dei processi di lavoro.

La formazione, da sola, non risolve qualunque problema aziendale; tuttavia, quando il problema è stato letto correttamente può diventare uno strumento straordinariamente potente per accompagnare il cambiamento.

Per questo progettare significa prima di tutto ascoltare, ed è questa la parte del mio lavoro che considero più importante.

Quando entro in un'impresa non cerco immediatamente di “vendere un corso”, cerco di capire tante cose. come lavorano le persone, quali attività svolgono, dove si creano rallentamenti e cosa sta cambiando in quell’impresa e soprattutto come viene percepito questo cambiamento dai dipendenti.

 

Sono domande che sembrano lontane dalla compilazione di un formulario, ma in realtà sono esattamente ciò che permette, successivamente, di scrivere un buon formulario, perché una buona progettazione formativa non nasce dalla capacità di riempire correttamente degli spazi ma nasce dalla capacità di dare significato a quegli spazi e, cosa più importante, la progettazione dovrebbe contenere già all'inizio una domanda sul risultato finale che si desidera ottenere

La formazione non dovrebbe essere misurata soltanto in ore, nel mondo della formazione finanziata siamo inevitabilmente abituati a parlare di ore, ma l'ora formativa è un'unità amministrativa e organizzativa non la garanzia del risultato. Due imprese possono realizzare entrambe un percorso di 40 ore e ottenere effetti completamente differenti, perchè ciò che determina il valore della formazione non è soltanto quanto dura in termini di tempo ma conta quanto è aderente alla realtà in cui viene realizzata.

È questa, per me, l'essenza della formazione Tailor Made, non prendere qualcosa che esiste già e modificarlo leggermente per adattarlo all'azienda ma costruire il percorso partendo dall'identità dell'impresa.

Il progettista non è soltanto chi conosce un Avviso, regole, procedure, manuali, piattaforme, scadenze e modalità di rendicontazione – intendiamoci sono conoscenze indispensabili – ma credo che oggi il valore del progettista stia anche nella capacità di fare da ponte tra due mondi: da una parte ci sono le regole dello strumento finanziario, dall'altra c'è l'impresa reale con i suoi tempi, il suo linguaggio, le sue persone, le sue difficoltà e i suoi obiettivi.

Il lavoro consiste nel far incontrare questi due mondi senza snaturare nessuno dei due, tradurre un'esigenza aziendale in un progetto formativo sostenibile, coerente e finanziabile e poi fare anche il percorso inverso: trasformare quanto è stato scritto nel progetto in qualcosa che possa realmente entrare nell'organizzazione e produrre valore.

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